Una mini serie che permette ai bambini e alle bambine di stuzzicare la fantasia e di pensare al proprio futuro da protagonisti. Tentando di documentarsi in prima persona, come dei veri reporter, i bambini si chiedono “Che cosa farò da grande?” In questa puntata, l’ospite speciale è Davide Toffolo, musicista e fumettista (e dunque artista a tutto tondo).
Un progetto nato anche grazie al contributo dei donatori e delle donatrici di Casa Pedagogica.
Cosa vuoi fare da grande?
Da grande mi piacerebbe fare, anzi mi piace fare tutto quello che non si fa da grandi. Quella è la cosa che mi piace di più disegnare, cantare, stare con i miei amici, andare in giro. Quella è la cosa che mi piace di più è invece tutte le cose, quelle considerate da grandi. Perciò sì, organizzare, immaginare il domani queste cose qua. Non mi piace tanto. Mi piace oggi. Mi piace divertirmi. Vedere le cose belle. Questo mi piace.
Come è nato il nome del gruppo?
Il nome del gruppo è dato da un fumetto che si chiamava Cinque allegri ragazzi morti e poi a un certo punto mi sembra che fosse giusto anche per un gruppo musicale. Quindi? Però in questo, in questo gruppo si doveva stare tutti quanti dentro un’auto e si doveva poter andare in giro solo con un’auto. Quindi invece di cinque tre era il numero giusto.
Perché hai la passione per la musica?
Non lo so. Non lo so neanch’io veramente, perché ho la passione per la musica. È arrivata un po tardi per me. Prima è arrivata la passione per i fumetti e poi dopo, quando ero un po più grande che avevo quattordici anni, quattordici quindici anni, ho trovato degli amici un po più grandi di me, ai quali piaceva che suonavano, facevano della musica loro. E allora lì ho capito che la musica poteva essere anche una cosa diversa da quella che senti solo in giro per radio. Così non mi piaceva tanto, invece l’idea di fare delle cose mi piaceva di più. Quindi a quel punto mi sono appassionato della musica. Però la persona che aveva veramente talento musicale nella mia famiglia non ero io, era mio fratello, quindi forse avrei dovuto lasciare mio fratello per la musica. E quindi poi è nato il gruppo che si chiama Tre ragazzi morti. Però prima sono nati i fumetti e allora ogni tanto le due storie si incrociano, si incrociano. Poi ho fatto altre cose che sono le canzoni disegnate quando. Quando scriviamo i dischi, queste cose qua. Disegnare mi mi aiuta per costruire l’immaginario del disco e l’ambiente. Come costruire un mondo nel quale ci sarà dentro la musica della quale la musica sarà la colonna sonora, mettiamola così. E ogni disco c’è un mondo suo, diverso. E quindi i fumetti mi servono anche per quello. Perciò ogni tanto queste due storie qua si incontrano.
Scrivete voi le canzoni che poi cantate?
Sì, scriviamo noi le canzoni. Anzi, se ti devo dire la verità, io non so suonare neanche una canzone che non ho suonato io, perché il talento ce l’ha, ce l’aveva mio fratello. Come ti ho detto prima, io invece sono un po autodidatta, quindi. Suono le cose che conosco. E poi quando abbiamo cominciato l’idea di fare delle canzoni nostre che non fossero di altri ci sembrava una cosa giusta per l’identità nel senso che ci sembrava che fosse una cosa giusta per per per avere la musica come un luogo dove trovavamo la nostra forma è più o meno è rimasto così anche adesso. A quanti anni hai iniziato a suonare. Quando ho iniziato a suonare ho iniziato a suonare e più o meno a quindici anni, più o meno quindici anni prima. Mi piacevano. Mi piacevano le scienze naturali, la storia naturale, gli animali, i disegni, i fumetti. E non tanto la musica. Poi invece, a un certo punto ho scoperto che la musica poteva essere buona, un po come ti ho raccontato prima, e quindi ho cominciato cantando senza suonare. Non suonavo niente perché non sapevo suonare niente e quindi ho cominciato cantando in un gruppo che era il gruppo più o meno della scuola della mia classe più o meno. Più o meno. C’era uno che scriveva la musica, io mettevo dentro le parole un po’. Ho cominciato a canticchiare così, a imparare.
Oggi che canzone ti senti tra quelle che avete fatto voi?
Questa è una domanda interessante. E la canzone che in questo momento mi rappresenta di più si chiama. Calamita, che è una canzone che sta dentro un disco che si chiama Il sindacato dei sogni. Quella lì è la canzone che che mi racconta di più adesso perché parla di un vecchio alla fine.
Qual è la tua band preferita a parte voi?
E allora la mia band preferita è una. Ce n’è una sola nella mia, nel mio, nei miei ricordi di ragazzo. Si chiamano Divo, un gruppo americano di una città che si chiama Akron, che è una città che io ho sempre pensato fosse simile alla città da dove vengo io perché è una città operaia invece è molto più grande però insomma più o meno c’ha quelle caratteristiche lì. E loro avevano hanno perché ci sono ancora hanno questa idea di una musica che racconta un mondo un mondo hanno tutta una una logica dietro a quello che fanno tutto un mondo suonavano sempre con dei costumi strani con dei cappellini rossi stranissimi. E poi avevano questa. Sì, questo mondo, un mondo dietro che non era proprio l’America che loro vivevano erano America quasi come così più deformata e sulla quale loro facevano dei pensieri rispetto a quello che che poteva essere la realtà. Ci assomiglia un po ai TARM come idea un pochino.
Qual è il tuo genere di musica preferito?
Anche questa qua è una domanda complicata perché ormai sono diventato passato tanti anni. Non dico che sono vecchio però ne ho fatti tanti di anni, quindi mi sono innamorato tante volte di cose differenti. Però a me di base mi piace il rock’n’roll, di base mi piace quello. Però poi mi sono innamorato anche della cumbia. Addirittura del reggae, a un certo punto. Però di base mi piace il rock and roll, Ma forse è colpa di mio papà.
Perché quando fai i concerti ti metti il giacchino peloso?
Perché quello è il mio costume. Io sono così quando sono sul palco son così, sono mezzo orso e mezzo e mezzo umano. Una volta un bambino mi ha detto che ero uno zombie peloso. Effettivamente sono uno zombie peloso.
Quando hai iniziato a disegnare?
Ppenso di aver disegnato praticamente sempre. Ho cominciato presto. I miei genitori poi hanno visto che io stavo tanto tempo li a disegnare e quindi mi hanno sempre sostenuto su sta cosa. Gli sembrava che fosse una cosa speciale e quindi per me è anche diventata una cosa speciale. Ho sempre disegnato tanto, mi piaceva, mi piaceva copiare gli altri disegnatori, mi piaceva vedere i libri disegnati. I fumetti soprattutto. E quindi ho cominciato molto presto, ma non ho mai smesso. Quindi è una cosa che come andare in bicicletta. Se impari dopo vai in bicicletta, sempre. I tuoi fumetti parlano del gruppo, ogni tanto parlano del gruppo, però il nome del gruppo viene da un fumetto che non c’entra proprio con il gruppo. È una storia di fantasia, una storia di scolastica ambientata in una scuola più grandi di voi, scuole superiori e sono dei ragazzini che a un certo punto vengono trasformati in zombie, perciò rimangono adolescenti per sempre. rimangono in quell’età lì per sempre. È quel gioco lì mi piaceva. E poi dopo, dopo aver inventato i fumetti, a un certo punto avevo in mente un gruppo nuovo. Ho incontrato Luca prima e poi dopo. Ho incontrato Enrico.
Ma da chi o da come ti sei ispirato a fare il fumettista? Il cantante?
È successo che mi leggevo dei fumetti e alcuni mi piacevano più di altri e quindi ho cercato di capire come venivano fatti, chi li faceva…e perciò posso dirti che ho cominciato a fare i fumetti perché ho letto i fumetti americani dei supereroi tantissimi anni fa, e poi un disegnatore italiano che si chiamava Magnus, bravissimo. E quelli sono stati i miei primi due amori veri e poi dopo ne sono arrivati tantissimi perché mi ha sempre appassionato quel linguaggio lì inerente i fumetti.
Leggi o hai letto dei manga?
Sì, certo, la mia generazione è stata la prima generazione italiana che ha avuto un rapporto con l’immaginario, diciamo dei giapponesi, dei disegnatori giapponesi, prima in forma di anime, però, prima che manga, perciò di cartoni animati. Perché quando ero ragazzino che avevo più o meno dodici anni dodici anni sono arrivati in Italia. I primi cartoni animati giapponesi, perciò personaggi storici come Goldrake, Mazinga e poi tutti gli altri. Dopo di loro, tutti gli altri sì, Conan, il ragazzo del futuro. E poi a metà degli anni novanta hanno cominciato a pubblicare anche i manga, i fumetti e l’editore con cui ho lavorato in quel periodo lì. Granata Press è stato il primo editore italiano a portare i manga in Italia. Ma l’altro giorno parlavo con una ragazza che lei fa la cosplayer professionista, è una ragazza di Brescia che fa la cosplayer professionista in Giappone ed è diventata la portabandiera di Go Nagai, che è addirittura l’autore che ha fatto appunto quel che vi dicevo prima. E quindi così per parlare un po’, ho cominciato a dirle i fumetti, i manga che conoscevo e lei continuava a dire ah sì, ma sono vecchissimi. Quindi adesso non dico nient’altro!
Quando eri bambino avevi un sogno nel cassetto?
No, no, no. Non avevo un sogno nel cassetto quando ero bambino. Non ce l’avevo. Avevo l’idea. No, non ce l’avevo. O meglio, ho fatto tanti sogni da bambino. Avevo dei sogni veri, non nel cassetto. Avevo dei sogni veri. Per esempio sognavo spessissimo un insetto che si chiama Cerambice Arlecchino, che è un cerambice grande. Poi l’ho visto anche dal vivo, vero, è un insetto grande tutto colorato che sta nelle Antille, non so bene. Esotico, un animale esotico. E poi avevo un sogno ricorrente che vivevo in una tribù di indigeni amazzonici. E questo è un sogno che ho fatto per tanto tempo, tantissimo tempo. Sì, non è che ero uno di loro. Ero io, però, perciò ci mettevo del tempo a farmi capire e a farmi accettare. Però questo è un sogno che ho fatto tante volte.
Invece da ragazzino cosa pensavi di fare come lavoro?
Allora il mio primo obiettivo, l’idea che avevo in testa quando ero ragazzino o anche bambino, era quella di diventare un veterinario, che però non sapevo neanche bene che cosa vuol dire fare veterinario. Poi a un certo punto ho trovato un libro che si chiama “L’anello di Re Salomone” di un etologo che è una parola un po’ strana che è anzi l’inventore dell’etologia. Che raccontava come si possono osservare gli animali e capire il loro comportamento. Dentro questo libro ci sono anche tante cose che non sono vere che poi non sono risultate vere scientificamente. Tipo lui dice che i cani sono divisi in due tipi di cani che arrivano dagli sciacalli e cani che arrivano dai lupi, perché ci sono dei cani che sono più autonomi e altri che sono più, che stanno più nel branco, perciò diventano più facilmente addomesticati, addomesticabili. Ma è una bugia. Cioè, nel senso, è una cosa che non è vera perché i cani derivano tutti dal lupo. Però dentro questo libro c’era questa idea di una persona che passa la sua vita a cercare di capire come sono i comportamenti degli animali e questa cosa mi mi piaceva tantissimo mi sarebbe piaciuto diventare un etologo e poi invece è arrivata la musica e e niente e la musica si è presa un po tutto tutto tutto il tempo che avevo.
Quale animale vorresti essere?
Allora mi piacerebbe essere un un uccello come questi qua che vedi che girano. Quello mi piacerebbe perciò. Oppure anche un pesce però forse di più un uccello mi piacerebbe. Un pesce volante a questo punto!
Qual è l’animale che ti fa più paura?
Ho un atteggiamento un po’ scientifico con gli animali, quindi non mi fanno paura in assoluto ce ne sono alcuni che sono più pericolosi, quindi bisogna avere un atteggiamento un po più rispettoso o comunque insomma e altri. Però di base bisogna avere un atteggiamento rispettoso con tutti gli animali. Quindi ecco, forse questa è una cosa che ho imparato col tempo quando ero bambino che avevo la vostra età, io ho catturato tutti gli animali che avevo possibili immaginabili tutti cioè non da cacciatore. Io l’ho fatto da scienziato però adesso non perciò ho tenuto tutte le bestie possibili e immaginabili, le bisce. Ma gli animali sono belli da guardare bisogna capire come si muovono, che cosa hanno, come si comportano. Però è meglio lasciarli stare. Perciò non mi fa paura quasi nessun animale.
Prova a descriverti con tre aggettivi.
Beh, allora sono bellissimo. Sono profumato. E sono anche socievole.
Qual è il tuo piatto preferito?
Io ho una cucina preferita. Diciamo che la cucina, quella fatta dove si sentono i sapori originali degli ingredienti. Luca che è il batterista Lista dei Ragazzi Morti che invece lui è veramente uno bravo nella nella cucina conosce tutti i valori nutrizionali di tutto. Dice che la mia è una cucina efficace perché io riesco a far da mangiare in poco tempo a tanta gente. Sai che una volta ho mangiato un’insalata fatta con i fiori che aveva dentro anche i fiori? Quella anche era buona.
Visto che è un po’ il filo conduttore anche delle puntate del nostro podcast, se hai voglia di darci una definizione di cos’è per te la passione in due parole.
La passione è quella cosa che ti fa perdere la dimensione del tempo. Cioè se il tempo, nel momento in cui fai quella cosa lì, non esiste, a quel punto è una passione, vuol dire che puoi rimanere su quella cosa lì per sempre, per tanto tempo. Almeno per me era così. Io disegnavo ore e ore e ore di giorno, di notte, sempre. Non mi pesava mai, quindi ho immaginato che potesse essere una passione.
Hai parlato di amore per la natura e interesse per le scienze naturali, visto che il progetto Gaia è nato come progetto di educazione all’aperto in natura e per i bambini e le bambine di Gaia. La natura è il contesto prediletto di apprendimento. Loro stanno fuori tutto il giorno, tutti i giorni. La loro scuola non ha muri e quindi fin da quando hanno tre anni, ma anche prima, perché ha iniziato anche prima dei tre anni. La natura è proprio l’ambiente elettivo per imparare. Vuoi dirci un po cos’è per te la natura? Cosa rappresenta? So che insomma, ritorna spesso nei tuoi fumetti, ma anche nelle canzoni.
Ah beh, quando ero piccolo, quando la vostra età, il mio campo giochi erano i prati che avevo intorno alla casa. Io abitavo più o meno in una casa come questa qua, una casa popolare, più o meno. È una casa popolare questa più o meno ma insomma in una casa popolare quindi c’erano tantissimi bambini tantissimi bambini e quindi si facevano tanti giochi collettivi. Il calcio che a me non mi è piaciuto tanto ma tutto si faceva dalle Olimpiadi alla Guerra mondiale. Tutto, tutto. Era tutto un gioco perché eravamo tantissimi quindi eravamo sempre sempre per la strada diciamo giù fuori da fuori casa. E però i momenti più belli per me erano quelli quando andavo nei campi a vedere la natura. Vedere la natura non è che fossero, non è che fosse l’avventura adesso a rivederla da grande non era l’avventura nei boschi…c’era un prato vicino a casa mia del quale però io conoscevo tutto ed era pieno di cose bellissime, di animali incredibili, tanto che a un certo punto pensai addirittura di aver scoperto una specie di cavalletta. Invece non era vero, però era così particolare, era così particolare, non l’avevo trovata in nessun manuale di entomologia e quindi ero convinto più o meno di averla scoperta io. E poi comunque c’era il confronto col mondo animale così mi ha fatto scoprire tanti altri mondi paralleli paralleli a quelli che avevo io che erano quelli con i miei amici con la scuola. Però c’era questo altro mondo parallelo nascosto, che solo se avevi voglia di vederlo lo vedevi che mia era il mio momento più divertente. E poi ci andavo in giro, andavo in giro con un cane che era il mio cane e quindi eravamo io e il mio cane che era. Era un cane pazzo, nel senso lui ogni ruota che vedeva partiva e io abitavo vicino a un. Vicino a un campo di atletica, quindi c’era sempre la gente che correva e questo cane qua correva dietro le gambe della gente e vicino a un velodromo, perciò c’erano sempre i ciclisti, quindi un disastro. Questo cane che era veramente pazzo però era il mio cane, quindi le avventure più belle le ho fatte con lui. Cos’è per te l’apprendimento? Beh, comunque apprendere la cosa più bella che ci sia si può apprendere in tutte le età, a tutte le età, e si può apprendere da chiunque. Quindi io penso che c’è la vita sia fatta di tutto, il percorso che fai è fatto di apprendimento Rendimento, quindi lo trovo una cosa bella, anche se per esempio io a un certo punto della mia vita sono diventato un po insofferente alla scuola, però quando ero un po più grande. E però io penso che imparare le cose sia la cosa più bella che c’è.
Qual è la tua materia scolastica preferita?
Ah, beh, la mia materia scolastica preferita era la scrittura, diciamo. Non so neanche più come si dice in italiano, si diceva una volta, non so se si dice più così. Comunque scrivere quello mi piaceva, quella era la cosa che mi piaceva di più. Sapere che cosa c’era, che, come erano fatti i libri, che cosa c’era dentro e soprattutto raccontare e scrivere. Ecco, quando davano il tema libero era la cosa che mi piaceva di più. Però non so, non so se i rapporti sono gli stessi, ecco Però forse i temi delle elementari erano più belli delle canzoni.
Il gioco preferito di Davide Toffolo.
Allora io diciamo che non sono un grandissimo giocatore. Cioè, non sono bravo a giocare a calcio. L’unico momento epico che ho avuto quando ho preso una pallonata in faccia e ho salvato la porta. Ecco, lì è stato il momento di gloria. Perciò non sono un gran giocatore e diciamo di sportivo e ho sempre fatto sport di cosiddetta atletica pesante. Perciò io ho fatto principalmente judo quando ero bambino e. E anche adesso, quando sono sul palco faccio la stessa cosa. Diaframma basso. Ho lo stesso atteggiamento uguale di quando facevo judo, quando avevo la vostra età. Più o meno fino ai quindici anni. Poi dopo è arrivata la musica non ho più fatto. E invece il gioco, il gioco. Gioco vero…non fa per me. Il disegno, il gioco più bello che ho. Perciò forse è una cosa un po da solitari. Effettivamente invece, gioco da tavolo e giochi da tavolo non sono un granché. Sono un po’ scarso. Ne ho fatto uno qualche giorno, qualche settimana fa, con una ragazza, una bambina, la figlia di un mio amico che si chiama Uno. Però l’ho imparato da lei, perciò mi ha battuto per tutta la sera. Quindi forse uno è un gioco che conosco un po’.